Propongo di rendere un caloroso omaggio ed un pubblico encomio a tutti i fenomenali “campioni” della libertà e della democrazia che sono alla guida della nostra benemerita nazione: da una parte, il cavaliere del lavoro (altrui) Silvio Berlusconi, il re dei comici Emilio Fede, l’assessore-squadrista
Vittorio Sgarbi, il Fedele (cane) Confalonieri, la bella imprenditrice-meretrice Michela Brambilla, dall’altra parte (ovvero l’altra faccia della stessa medaglia… al valor civile), il guardasigilli Clemente
“Che” Mastella, il lider Maximo D’Alema baffetto-perfetto, l’(anti)eroe nazionale Giulio Andreotti, e tutti gli altri “arditi” baluardi della (loro) libertà di spadroneggiare, comandare e farsi gli affari propri. GRAZIE TANTE! Purtroppo, costoro hanno avuto la sventura di imbattersi in un losco e rude personaggio, un vero e proprio energumeno provocatore, un tale Piero Ricca, nemico pubblico numero uno dell’élite nazionale.
Piero Ricca
Ma, bando alle stupide ciarle e alla facile ironia, diciamo la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità: chi è il vero eroe e
paladino della libertà? Chi spaccia ripetutamente e spudoratamente la menzogna come veritiera, dall’alto di un potere cinico e meschino, protetto e corteggiato da schiere di servi e leccapiedi, guardie del corpo e portaborse vari? Oppure chi, in completa solitudine, totalmente privo di appoggi istituzionali, trova il coraggio di sfidare i presunti potenti, illusi di esserlo, in tutta la loro arroganza, impunità e spregiudicatezza morale? Chi è effettivamente libero?

E’ realmente libero solo colui che è in grado di esercitare, per sé e per gli altri, quei sacrosanti diritti sanciti e garantiti (sulla carta) dalla Costituzione, che altrimenti resterebbe lettera morta, ovvero inapplicata. E rimarrebbe tale e inapplicabile, almeno nell’attuale sistema di organizzazione politica, sociale ed economica.
Emilio Fido
Il diritto alla libertà di parola e di espressione, il diritto alla libertà di associazione e di partecipazione politica, il diritto alla
libertà di stampa, questi ed altri diritti sarebbero assolutamente nulli ed insignificanti se non ci fosse qualche “folle” don Chisciotte, convinto e propenso a rendere appannaggio concreto per l’intera collettività sociale, quegli stessi diritti, svenduti come favori e franchigie esclusive riservate a pochi individui appartenenti alle classi dirigenti, nella misura in cui sono e rimangono una prerogativa speciale detenuta da una ristretta minoranza di superprivilegiati, schiavi della loro brama e mania di potere e ricchezza.
Don Chisciotte
Gustatevi, dunque, i seguenti video scaricati da YouTube
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Qui Milano Libera contro quell'infamone di Emilio Fede!!!
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Piero Ricca incontra Vittorio Sgarbi. Vai Piero!
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Vittorio Sgarbi, nome completo
Vittorio Umberto Antonio Maria Sgarbi (Ferrara, 8 maggio 1952), è un critico d'arte, un personaggio della televisione ed un uomo politico italiano pregiudicato. È stato condannato nel 1996 a 6 mesi e 10 giorni definitivi con sentenza della Pretura di Venezia per il reato di falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, per produzione di documenti falsi e assenteismo mentre era dipendente del Ministero dei Beni culturali, con la qualifica di funzionario ai Beni artistici e culturali del Veneto, e condannato a pagare un indennizzo fissato dalla corte. Il critico d'arte inutilmente si giustificò affermando che la sua assenza dall'ufficio dipendeva dalla sua redazione d'un catalogo d'arte. È stato condannato per diffamazione aggravata per aver definito "politiche", nel 1998, le indagini del pool antimafia di Palermo, guidato da Gian Carlo Caselli...
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Michela Vittoria Brambilla
(Calolziocorte, 26 ottobre 1967) è una imprenditrice e politica italiana, presidente dei giovani imprenditori di Confcommercio. Erede di una famiglia di industriali dell'acciaio da quattro generazioni, laureata in filosofia all'Università Cattolica. Michela Vittoria Brambilla si è candidata alle elezioni politiche del 2006 con Forza Italia nella VII circoscrizione Veneto 1, senza però risultare eletta. Successivamente nel 2007 si è autonominata presidente dell'Associazione Nazionale Circolo della Libertà. Ha precedentemente lavorato come giornalista televisivo per il gruppo Mediaset. [1] È amministratore delegato delle Trafilerie Brambilla spa, azienda attiva nella trasformazione dell'acciaio inossidabile ed al carbonio. Sempre sul piano professionale è stata fondatrice (insieme al padre Vittorio) e attuale presidente del Gruppo Sal spa, impresa attiva nel settore dell'alimentazione degli animali, e di Sotra Coast International, che opera nel medesimo ambito. È arrivata rapidamente ai vertici nazionali della Confcommercio, dove dal novembre 2003 ricopre il ruolo di presidente degli imprenditori under 40 aderenti alla Confcommercio (Giovani Imprenditori Confcommercio). Il 20 novembre 2006 ha fondato i Circoli della Libertà. Vicinissima al presidente di Forza Italia
Silvio Berlusconi, è stata, da alcuni osservatori (come quelli della rivista Panorama), indicata come possibile successore dello stesso alla guida del partito e dell'intero centrodestra italiano. Lei ha pubblicamente sempre smentito ogni notizia in merito. Nel giugno del 2007 ha fondato l'emittente satellitare TV della Libertà, legata all'iniziativa dei Circoli e finalizzata alla sua promozione personale e del movimento contro l'evasione fiscale, anche attraverso l'ascolto "in presa diretta" di esperti, professionisti e privati cittadini. È spesso ospite di programmi televisivi nazionali quali, ad esempio, Ballarò e Porta a Porta, nei quali è stata, spesso, protagonista di accesi attacchi, anche con insulti personali, ad esponenti legati al centrosinistra.
Nell'agosto 2007 è stata al centro delle contestazioni per aver depositato il simbolo di un presunto partito unico del centrodestra, cosa poi ridimensionata. Nel settembre 2007 incappa nell'esposto della giovane avvocatessa Susanna Chiesa che per conto di alcuni volontari del canile di Lecco denuncia condizioni di degrado della struttura gestita dall'Associazione Lega Italiana per la Difesa degli Animali LEIDA. Le denunce si trasformano anche in interrogazioni presentate dal Consigliere Regionale dei Verdi Marcello Saponaro [2] e dal Senatore Natale Ripamonti nelle rispettive istituzioni.
Tratto dal sito che s'indigna e denuncia con Piero Ricca censurato:
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Un cittadino (Piero Ricca) "offende" Silvio Berlusconi all'uscita del Tribunale di Milano, dopo le famigerate "dichiarazioni spontanee" al Processo SME. Silvio lo denuncia per ingiurie, ma Piero Ricca è stato assolto, ed ha pure ricevuto 50.000 euro di risarcimento danni.
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Piero Ricca spiega le ragioni del suo sfogo nei confronti dell'allora Premier Silvio Berlusconi fuori dall'aula di giustzia del Tribunale di Milano in cui Berlusconi rilasciò le sue dichiarazioni spontanee nell'ambito del processo SME il 5 Maggio 2003.
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Massimo D'Alema
nasce a Gallipoli e a tre mesi già ha i baffi e sa condurre una barca a vela. A scuola è anticonformista e spavaldo. Scommette con un amico che da lì in avanti, pur essendo di destra e facendo cose di destra, dirà di essere di sinistra e nessuno lo scoprirà. Giovanissimo si infiltra nella Fgci, ma la prova di ammissione è preparare una molotov. Viene aiutato da un giovanotto grassottello che però gli dice che, insieme alla benzina, ci vuole il tartufo che non può mancare in nessuna casa italiana. Il giovanotto è Vissani, che diventerà un celebre chef e con cui nascerà una grande raffinata amicizia. Fa carriera nel partito. Come attore partecipa al film "I soliti Ignoti" e impara una massima fondamentale. I ladri piccoli vanno in galera, i grandi ladri no. Non dimenticherà mai questa lezione. Dopo anni di attesa, finalmente la sinistra va al potere. Questo coglie impreparato D'Alema che però reagisce subito. Dopo avere ipnotizzato
Bertinotti, tromba Prodi e con l'aiuto di Cossutta e Cossiga, diventa Presidente del Consiglio. La sua politica di sinistra si concreta in alcuni atti fondamentali. Salva Berlusconi dal conflitto di interessi, entra in Borsa rassicurando gli speculatori, entra in guerra a fianco di Clinton, regala agli americani il porto di Taranto e, in entusiasmanti duetti con Vespa, spiega alla sinistra le sue priorità: il tartufo in ogni tavola, saper andare di bolina e soprattutto non avere la mentalità della sinistra catastrofista e perdente. Subito dopo perde alle Europee in maniera catastrofica. Ha un breve momento di lucidità e si dimette. Poi si dedica ad altre attività: compra sale Bingo e prepara la sua ricetta per la sinistra, pubblicata su Vanity Fair. E' la famosa passatina di ceci con gamberetti che non può mancare in nessuna casa degli italiani Intanto prepara il suo nuovo governo con Briatore all'economia e Vissani alla cultura. Dimenticavamo: ha vinto la scommessa fatta a scuola, ma qualcuno comincia a sospettare.
Se Prodi nonostante tutto rivincerà e lui combinerà dei casini, potrebbe anche beccarsi un vaff...ulo che non manca mai in nessuna casa degli italiani.
Frasi celebri:
"Sono un uomo dell'Ottocento, non ho orologio, uso poco il telefonino, diffido del computer" .
"Silvio Berlusconi può essere riportato nell'alveo della democrazia (detta nell'86 quando nessuno nel partito sapeva cosa voleva dire alveo)".
"Non siamo la portarei degli Usa, ma se partono dalla Svezia consumano più benzina".
Mandiamolo a lavorare.
Che lavoro gli fareste fare:
a. Qualsiasi, perché tanto sarebbe il primo
b. Cuoco in una caserma
c. Cameriere al Billionaire
Beppe Grillo e Stefano Benni (il Lupo).
Tratto dal sito che s'indigna e denuncia con Piero Ricca censurato:
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Mario Clemente Mastella,
dopo un parto travagliato, per le dimensioni spropositate dell'apparato digerente già ben formato alla nascita,vede la luce nel 1947 a Ceppaloni, località beneventana da lui portata a visibilità nazionale. Da allora entrata nel linguaggio comune con la frase: "No Ceppaloni, no party". La sua fame leggendaria lo spinge a presentarsi alle feste di battesimo e di cresima non invitato. La sua disinvoltura gli consente di mangiare a sbafo e, contemporaneamente, di fare numerose amicizie che gli serviranno in futuro. L'appetito lo conduce inesorabilmente verso la democrazia cristiana, diventa deputato commensale nel 1976 e da allora non si è più mosso. Ogni coalizione di governo lo vede presente alla spartizione delle poltrone. In realtà nessuno lo invita, ma alla fine qualcosa da mangiare gli danno sempre quando minaccia di andare ad un'altra festa. Celebre la sua esibizione come ministro del Lavoro nel governo
Berlusconi in cui risolse il grave dramma della disoccupazione giovanile nel Sud e delle pensioni. Ambigua e carica di doppi sensi invece la sua dichiarazione sulla sua verginità pre matrimoniale, non è mai stato chiarito fino in fondo a quale tipo di relazione sessuale facesse riferimento. Nel 1999 si mette in proprio e fonda l'UDEUR che definisce "Il centro della politica, un progetto per il futuro, un'idea, un percorso, un metodo, una storia, un'identità" e, con postilla a margine, un posto a tavola. Entra subito in conflitto con
Romano Prodi per il menu e con coerenza dichiara alle scorse primarie dell'Unione: "Usciamo dall'Unione, da oggi saremo il Centro alleato con l'Unione". Per dare vita e forza a questo progetto inserisce in lista il pregiudicato Rocco Salini. L'Unione cambia il menù e Mastella rientra nell'Unione. Dopo le elezioni di aprile il suo appetito pantagruelico lo fa delirare, pretende tre ministeri, tra cui la Difesa, la vice presidenza del Consiglio e il 30% dei salatini dei consigli dei ministri. Su quest'ultimo punto entra però in conflitto con Massimo D'Alema e deve fare un passo indietro. Prodi, che ha sempre segretamente apprezzato la sua capacità di barcamenarsi, dopo una telefonata per verificare le sue credenziali con Gianni Letta, lo nomina ministro della Giustizia.
Sic transit gloria prodi.
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Stefania Craxi
Stefania Gabriella Anastasia Craxi, conosciuta più semplicemente come Stefania Craxi, (Milano, 25 ottobre 1960) è una donna politica italiana. Figlia di Bettino Craxi
e sorella di Bobo, è deputata alla Camera nelle file di Forza Italia. In precedenza ha fatto parte del Partito Socialista Italiano. Ha fondato l'associazione politica Giovane Italia e la Fondazione Craxi.
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Andreotti. I fatti separati dalle opinioni: Mafioso fino al 1980
Giulio presidente
del Senato? Ecco gli eventi accertati. Incontrò due volte il capo di Cosa nostra, Stefano Bontate. Coltivò rapporti con Salvo Lima, Vito Ciancimino, i cugini Salvo. Parlò con il boss Manciaracina. Candidato alla presidenza del Senato. Dal centrodestra, ma non senza la possibilità di «unire», cioè di ottenere voti dal centrosinistra. Una candidatura, ha esplicitato qualcuno, che vale anche come risarcimento per il «calvario giudiziario» che ha dovuto sopportare.
A ogni buon conto, ecco alcuni brani delle sentenze palermitane che lo riguardano. Vi sono raccontati fatti che basterebbero da soli, anche prescindendo dalle paroline finali (assolto, condannato, prescritto) a spingere qualunque cittadino di qualunque Paese civile a decidere di non stringere più la mano a chi ne è stato protagonista. Altro che cariche istituzionali.
Alcune note tecniche. La sentenza di primo grado (del 23 ottobre 1999) è confermata da quella d'appello (del 2 maggio 2003), che la riforma soltanto trasformando l'assoluzione in prescrizione del reato di associazione a delinquere, comunque «commesso fino alla primavera del 1980». Dunque il senatore Andreotti
per i suoi rapporti con Cosa nostra è stato riconosciuto responsabile, fino al 1980, del reato di associazione a delinquere (l'associazione mafiosa, con l'articolo 416 bis, è stata introdotta solo dopo i fatti contestati). Per le accuse successive alla primavera del 1980, la Corte d'appello conferma i fatti, confermando però anche l'assoluzione: ai sensi dell'articolo 530 secondo comma del Codice di procedura penale, che ricalca la vecchia insufficienza di prove.
Tutto ciò diventa definitivo con la sentenza finale dalla Cassazione, il 15 ottobre 2004. Ecco dunque i fatti accertati nelle sentenze Andreotti. Rapporti con Cosa nostra. Secondo la Corte d'appello, Andreotti, «con la sua condotta (...) (non meramente fittizia) ha, non senza personale tornaconto, consapevolmente e deliberatamente coltivato una stabile relazione con il sodalizio criminale ed arrecato, comunque, allo stesso un contributo rafforzativo manifestando la sua disponibilità a favorire i mafiosi».
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