sabato, 02 febbraio 2008

Sulla questione della visita all’Università La Sapienza di Roma, HitleRatzingerRatzinger ha giocato astutamente ad atteggiarsi a vittima, ma è anche vero che i docenti che si opponevano alla sua visita hanno giocato a loro volta su una identificazione con Galileo che non aveva alcun fondamento storico. Nel processo di Galileo la questione dell’eliocentrismo e del geocentrismo fu marginale, poiché è ormai dimostrato che anche la teoria eliocentrica era ritenuta accettabile nell’ambito delle gerarchie ecclesiastiche, ed era stata persino utilizzata per risolvere alcuni problemi tecnici nella riforma del calendario operata dal papa Gregorio XIII nel 1582 (è lo stesso calendario che vige ancora adesso).

Lo scontro con Galileo fu determinato dal fatto che questi reclamava la sua autonomia come scienziato, cioè non accettava più una subordinazione gerarchica in cui ogni ricerca doveva essere condizionata dalla paternalistica accondiscendenza delle autorità ecclesiastiche. D’altra parte questa autonomia reclamata da Galileo si basava su un tipo di ricerca scientifica che poteva esercitarsi con risorse estremamente limitate.

Negli ultimi anni di vita, Galileo poté attuare importantissime ricerche di fisica con pochissimi soldi, cosa inconcepibile attualmente, dato che la ricerca dipende dai fondi che le vengono concessi e non certo dai permessi ecclesiastici.

Oggi la ricerca è finanziata da denaro pubblico, ma risponde  ad interessi privati. Questo intreccio tra denaro pubblico ed affarismo privato costituisce attualmente la vera forca caudina dello scienziato, perciò far finta di vivere ancora nel XVII secolo è un modo per non vedere ciò che accade oggi, ed anche per chiudere gli occhi di fronte al vero ruolo di un Ratzinger.

Quando a Stalin obiettarono che una sua decisione sarebbe dispiaciuta al papa, egli rispose con una domanda sarcastica : Mistici armati“Quante divisioni ha il papa?” La frase di stalinStalin era concreta, ma incompleta, in quanto avrebbe dovuto anche chiedere: “Quante banche ha il papa?” Ai tempi di Stalin la Chiesa Romana era ancora una potenza finanziaria in proprio, come lo era stata da sempre. Ancora prima che la Chiesa Cattolica diventasse  la religione di Stato dell’Impero Romano, questa identificazione tra Chiesa e Banca era essenziale, organica. Callisto I - da cui hanno preso il nome le famose catacombe e che fu papa dal 217 al 222 - era lo schiavo di un potente liberto imperiale, Carpoforo, anch’egli cristiano.

Sebbene  fosse giuridicamente uno schiavo, Callisto era a capo di una banca e fu protagonista di uno scandalo finanziario, per il quale venne anche arrestato, ma poi liberato proprio su pressione dei suoi creditori che speravano di riavere i loro soldi.

Papa Callisto I, banchiere e bancarottiere dei tempi eroici e pionieristici del cattolicesimo, oggi si rivolterebbe nella tomba se potesse vedere la sua creatura ridotta a potenza finanziaria subordinata, ad appendice e colonia della finanza tedesca.santi subito

Fatti fuori Sindona, papa Luciani e Calvi, la “finanza cattolica” non esiste praticamente più, ed il segno di questo tramonto è appunto la scomparsa dei papi italiani. papa-ratziRatzinger recita ad uso dei media la parte dell’intellettuale e del teologo, ma i suoi scritti sono dei collage di citazioni, tenute insieme da luoghi comuni e frasi fatte. Ratzinger non è lì in quanto “tradizionalista”, ma in quanto rappresentante dei poteri finanziari che oggi controllano la Chiesa Cattolica. Per un ricorso storico, la Germania espresse già agli inizi del XVI secolo una grave sfida finanziaria nei confronti del potere papale, quando Lutero, per conto dei Principi tedeschi, guidò la rivolta contro i tributi da versare a Roma sotto forma di indulgenze.

Grazie a quei soldi sottratti al papa, i Principi tedeschi lanciarono una terribile offensiva di classe contro le loro popolazioni contadine, stroncandone ogni tentativo di resistenza, fatto che lo stesso Lutero si incaricò di santificare, scrivendo che massacrare i contadini corrispondeva alla volontà divina.

Anche la storia della Riforma Protestante, è storia di denaro più che di idee religiose.

Fonte: www.comidad.org

domenica, 26 agosto 2007

Rapinatori legalizzati d'ogni tipo non fanno altro che intimare ai lavoratori: "o la borsa o la vita!"rapina in bancaLadri, ladroni e banchieri

Ladri e ladroni...colletti-bianchibanchieribanda_bassottiricaricabertone3bertoneecoborsaIl_peso_dei_debitipoveri_noilavoratoriRicchi e poveri...compagno cipputi

Come diceva il principe Antonio De Curtis, in arte Totò: "E io pago!"

giovedì, 16 agosto 2007

IL BUSINESS DELLA POVERTÀ

Il fatto che la crisi delle borse della scorsa settimana sia stata causata da un prodotto finanziario povero come i Mutui_casamutui per la casa, ha suscitato stupore; uno stupore del tutto immotivato se si considera che la povertà costituisce una condizione basilare del sistema affaristico. Anzitutto, il prodotto finanziario in questione è anche molto più povero di quello che si possa credere, poiché “casa” negli Stati Uniti non significa mattoni e cemento, ma un’intelaiatura con dei pannelli prefabbricati, prefabbricatoabitazioni che un incendio o una tromba d’aria si portano via in qualche secondo. Inoltre ci sono in circolazione prodotti finanziari anche più poveri dei mutui casa, in quanto negli Stati Uniti (ma ormai anche da noi) i consumi sono basati Il_peso_dei_debitisull’indebitamento. L’accumularsi delle insolvenze sui mutui ha determinato la crisi dei giorni scorsi, ma non è che queste insolvenze non fossero prevedibili e previste, solo che si sono verificate concentrandosi nello stesso momento. Le cose non stanno come hanno cercato di raccontarcele i giornalisti, non è che il credito è stato troppo di manica larga, insomma ancora una volta non è vero che i capitalisti si trovino in difficoltà per essere stati troppo buoni. Il fatto che in tanti non riescano a pagare il mutuo sino in fondo, costituisce il nerbo dell’affare, perché il capitalista, dopo aver incamerato anni di interessi dal cliente, può anche prendersi la sua casa in compensazione del restante del debito. Gli istituti di credito si sono così ritrovati proprietari usuraio_palazzinarodi molte case, ma, nel momento di andarle a rivendere, si è determinato un calo del valore degli immobili dovuto al fatto che non c’erano più abbastanza persone in grado di ricomprare. L’affare comportava un margine di rischio e qualche inconveniente c’è stato, ma nel complesso il sistema ci ha guadagnato, quindi queste crisi finanziarie non annunciano nessun Armageddon del capitalismo. C’è una pauperizzazione crescente, rispetto alla quale il sistema affaristico prende continuamente le misure per proseguire nello sfruttamento del fattore povertà. C’è un certo antimarxismo scadente - Karl Popper ne è stato il portabandiera più celebrato -, che accusa Marxmarx di aver fatto profezie, per di più sbagliate. Per anni ci si è detto che la più smentita di queste profezie sarebbe stata quella secondo cui la ricchezza tende a concentrarsi in poche mani a scapito di una maggioranza sempre più povera. In realtà Marx non aveva fatto nessuna profezia, si limitava a riscontrare una tendenza e a registrare un dato di fatto. Ancora nel 1891, nella sua enciclica “Rerum novarum”, il papa Leone XIII notava la stessa cosa:  i ricchi si fanno più ricchi, i poveri si fanno più poveri. Il punto è che nei confronti della tendenza alla pauperizzazione, si sono nel tempo costituite delle controtendenze. Le principali sono state: la nascita di un quarto statomovimento operaio organizzato, la formazione di un ceto medio del pubblico impiego dotato di garanzie giuridiche,  l’affermazione di una fiscalità centralizzata e indirizzata a colpire il reddito reale. Tutte e tre queste forze contrarie alla pauperizzazione sono oggi in grave crisi. La borghesia ha collocato i suoi uomini alla direzione delle grandi confederazioni sindacali (e ciò non da oggi: come si è potuto accettare che un Trentintrentin diventasse segretario della FIOM?). In tal modo la dirigenza sindacale ha potuto far finta di non accorgersi che quella che veniva chiamata “ristrutturazione” era in realtà una vera e propria deindustrializzazione. Alla deindustrializzazione ha anche contributo l’influenza del marxismo e la sua svista nel ritenere che la borghesia esprima una cultura  industriale. Dopo aver demolito il movimento operaio, la borghesia oggi attacca le garanzie del pubblico impiego, e non a caso si serve di uno che era già stato un suo Pietro Ichinoinfiltrato nella dirigenza della CGIL, Pietro Ichino. Uno dei maggiori fattori di povertà in passato era costituito dalla facoltà impositiva degli enti locali, soprattutto i municipi. Il municipio è considerato da alcuni come un organo meno statale e più vicino alla “gente”, mentre storicamente si è sempre dimostrato una macchina fiscale di una voracità senza uguali, una macchina che non si concentra su redditi reali, ma su qualsiasi appiglio, rendendo così impossibile ogni dignitosa povertà. Chi sia povero e possessore della casa dove abita, rischia continuamente di ritrovarsi espropriato del suo bene a causa della Imposta Comunale sugli Immobili.Scippo Non è poi un mistero che le esattorie comunali siano vere e proprie associazioni a delinquere tese ad escogitare ogni espediente per estorcere al contribuente anche ciò che non deve. È evidente che chi è più povero è anche meno in grado di difendersi dalle vessazioni, quindi costituisce il bersaglio ideale da depredare, proprio perché più debole. Non si è mai abbastanza poveri perché l’affaristaladro non riesca a derubarti di qualcosa. Si aggiunga che la progressività delle imposte sui redditi oggi in molti Paesi tende già a funzionare all’incontrario, per cui negli Stati Uniti più basso è il reddito più proporzionalmente si deve al fisco. Ciò non è strano, anzi è ovvio che la ricchezza abbia creato un’ideologia e una propaganda funzionali ad essa, per cui la ricchezza viene fatta percepire come una posizione di credibilità e di superiorità morale, mentre i poveri vengono presentati come potenziali ladri o invidiosi.

Fonte: www.comidad.org

giovedì, 07 giugno 2007

IL BUSINESS DELL’AFFOSSAMENTO DELL’ISTRUZIONE PUBBLICA  

Le recenti “Considerazioni finali” del Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi,draghi_mario hanno riproposto tutti i luoghi comuni cari all’affarismo. Oggi che la carica di Governatore è di nomina politica, molto dell’alone mistico che emanava dalla sua figura è andato perso, perciò Draghi si è dovuto dare da fare per inseguire il consenso e compiacere gli opinionisti legati ai gruppi affaristici. Un punto delle “considerazioni” che ha suscitato però unanimità di consensi in ogni settore, è stato l’osservazione secondo cui il livello della nostra istruzione scolastica risulterebbe inferiore nel Meridione d’Italia. Razzismo antimeridionaleQui Draghi ha utilizzato astutamente il richiamo razzistico per rendere accettabile la prospettiva di consegnare l’istruzione pubblica al business del controllo dei risultati scolastici da parte di agenzie private. Oggi sono in molti ad essere preoccupati dell’invadenza distruttiva dell’affarismo, ma questa preoccupazione rimane astratta e moralistica dal  momento che non fa i conti con gli strumenti di propaganda e di manipolazione psicologica utilizzati dai gruppi affaristici.   Il razzismo antimeridionale è una di quelle suggestioni in grado di far scattare  automaticamente nell’opinione pubblica un atteggiamento di credulità incondizionata e malevola, che rende plausibile qualsiasi emergenza. Il razzismo antimeridionale è uno di quei valori fondanti e unanimemente condivisi che sono alla base dell’unità italiana, quindi gli stessi Meridionali non lo mettono in discussione. Anche nei confronti dell’istruzione pubblica in genere esiste un pregiudizio diffuso che non perde occasione di manifestarsi. Due pregiudizi combinati insieme creano una potenza propagandistica inarrestabile, che rompe ogni argine di buonsenso.