SGARBI IN GALERA!
Dopo aver assistito all'ultima puntata di
"Anno Zero" (trasmessa il 1° maggio scorso), durante la quale l'irascibile e furioso Vittorio Sgarbi si è esplicato nelle sue consuete e grossolane esibizioni di intolleranza, nei suoi isterici e demenziali esercizi di "eleganza linguistica", suggerisco di rendere un caloroso omaggio e un pubblico encomio a quel fenomenale “campione” della
"libertà provvisoria", primatista mondiale di imbecillità, turpiloquio televisivo ed arroganza "demo(n)cratica" che è il folle assessore-teppista e squadrista, villano e nevrotico "critico d'arte" (si fa per dire), nonché esponente politico criptofascista. Dobbiamo restituirgli pan per focaccia. Per cui propongo di dedicargli una sequenza di insulti ed epiteti degni della sua "illustre" e "squisita" persona, in omaggio anche al suo cognome esplicitamente insolente. Dunque, proclamo che
Vittorio Sgarbi (naturalmente sono graditi e ben accetti vari suggerimenti in tal senso): è una discarica abusiva, un fesso esemplare, un immenso infame, è un zoticone e un cafone, un coglione incommensurabile e un emerito stronzo, una colossale testa di minchia, è un pirla all'ennesima potenza, un picio senza speranza, è un cretino
da manuale, un idiota irrecuperabile, è uno psicolabile, un malato mentale affetto da demenza senile, è una latrina talmente sudicia e lorda da rendere estremamente arduo l'atto del defecare, è una merdaccia umana; è un cumulo di spazzatura napoletana: ci buttano dentro di tutto; quando Dio ha donato il cervello all'umanità, lui era in bagno; inoltre, Sgarbi ha talmente una faccia da culo che per curarsi le emorroidi si reca dal dentista; se la merda fosse oro, Sgarbi sarebbe un tesoro assai più prezioso e inestimabile delle opere d'arte che ha studiato (inutilmente, visti i risultati ottenuti), e via discorrendo.

Solo ora mi rendo conto di aver scritto una sequela di innocui eufemismi almeno rispetto ai feroci vilipendi adoperati normalmente dallo specialista del turpiloquio Vittorio Sgarbi. Perciò ho deciso di incalzare ed intensificare l'invettiva verbale, rafforzando il tiro al bersaglio.
Parafrasando il celebre sonetto "picaresco" scritto dal poeta dialettale Giuseppe Gioacchino Belli, intitolato "Er Padre de li Santi", aggiungo in vernacolo romanesco che:
Sgarbi se pò ddì rradica, uscello
Ciscio, nerbo, tortore, pennarolo,
Pezzo de carne, manico, scetrolo,
Asperge, cucuzzola e stennarello.

Cavicchio, canaletto e cchiavistello,
Er gionco, er guercio, er mio, nerchia, pirolo,
Attaccapanni, moccolo, bbruggnolo,
inguilla, torciorecchio, e mmanganello
Zeppa e bbatocco, cavola e tturaccio,
E mmaritozzo, e cannella, e ppipino,
E ssalame, e sarsiccia, e ssanguinaccio.
Poi scafa, canocchiale, arma, bbambino:
Poi torzo, cesscimmano, catenaccio,
Mànnola, e mmi'-fratello piccinino.

E tte lascio perzino
Ch'er mi dottore lo chiama cotale,
Fallo, asta, verga, e mmembro naturale.
Cuer vecchio de spezziale
Disce Priapo; e la su' mojje pene,
Seggno per dio che nun je torna bbene.

Sono profondamente offeso e incazzato! Non è possibile tollerare la sfilza di beceri improperi e di oltraggiose contumelie lanciate da Sgarbi all'indirizzo del povero e gentile Marco Travaglio e del pubblico, costretti a sopportare ad oltranza la sua infinita e ingiuriosa maleducazione, le sue continue offese e provocazioni verbali.

Le volgari intemperanze del "critico d'arte" più stupido e irritante d'Italia, non hanno indignato nessun esponente dell’establishment politico-televisivo
nazionale, mentre i presunti attacchi e le cosiddette "sfuriate" di Beppe Grillo, che non erano neanche tanto calunniose o diffamanti, ma solo pesanti critiche (magari un pò eccessive nella forma), hanno destato forti reazioni di scandalo e sdegno al vertice della RAI (e non solo), confermando che esistono due pesi e due misure anche per esprimere giudizi ed istituire sanzioni disciplinari nei confronti di personaggi ugualmente famosi e potenti.

Anche questa ambiguità di valutazione è una concreta ed obbrobriosa testimonianza della pericolosa deriva autoritaria e liberticida assunta dalla nostra società. E non potrebbe essere diversamente visto che siamo rovinosamente capitati in quella scalcagnata "Repubblica delle banane" governata dal Popolo della Libertà... provvisoria!
categoria:mondo cane, libero pensiero, politicamente scorretto, monnezza, sparate, 8 settembre, igiene mentale, cervelloni, insetti molesti, penoso e straziante, gollismo e gallismo, repressione e censura, malattie senili, la satira è satura, il potere logora chi non ce lha, fango e discredito, infantilismo senile, buonismo demoncratico, animali stressati, acqua santa, chierici s-clero-tici s-cler-ati, vaffa-a-chi, apologia dellimbecillità , anime poetiche

























per la gestione dei rifiuti in
Campania, costituisce la ovvia conclusione della campagna mediatica organizzata in questi mesi, ma ciò non vuol dire che in tale incriminazione vi sia una logica immediatamente riconoscibile. 

Napoli grandissime lodi mediatiche.
Antonio Bassolino costituisce un capro espiatorio ideale, poiché è un uomo prevedibile e meccanico in ogni parola ed in ogni gesto, cioè un tipico prodotto delle scuole-quadri del Partito Comunista Italiano degli anni ’60.
La sua funzione nel Partito era quella del poliziotto contro il dissenso interno, un dissenso peraltro inesistente, e che egli credeva di scorgere anche solo in un’espressione troppo pensosa, o in un look troppo intellettuale, o persino in una frase troppo lunga. 
napoletano, in confronto ad altri dirigenti locali notoriamente con le mani in pasta, come Geremicca.
Bassolino “amerikano”, uomo di paglia delle multinazionali americane e della U.S. Navy che scaricano rifiuti tossici nel territorio campano? 

Bush di allargare 
senza concorrenza e di operazioni commerciali estorte ai clienti. Nessuno notò neppure la falsità del luogo comune secondo cui gli Stati Uniti si accollerebbero generosamente le spese per la difesa dei loro “alleati”, come l’Italia. 
