Don Clemente Mastella da Ceppaloni - noto democristiano della peggior specie - è un personaggio sul quale nessuno può fare affidamento. L’attuale ministro della Giustizia si è reso protagonista dell’ennesima vergogna di questo governo, insieme con il suo amico (assai poco) nemico, l’ex pm filo-fascista - attuale ministro delle Infrastrutture - Antonio Di Pietro. In concreto, questi due luridi personaggi hanno contribuito ad affossare, in commissione Affari costituzionali della Camera, uno dei pochissimi provvedimenti giusti contenuti nel programma elettorale dell’Unione: l’istituzione di una commissione d’inchiesta sull’infame comportamento tenuto dalle “forze dell’ordine” nei giorni del G8 tenutosi a Genova nel luglio
2001. Il ripugnante guardasigilli afferma di non sapere che la commissione fosse nel programma, di non averla letta; l’ex pm, dal canto suo, contesta il fatto che essa si riferisse esclusivamente ai comportamenti - indiscutibilmente delinquenziali - tenuti dalla polizia, senza guardare ai metodi usati dai manifestanti. E’ pur vero, a parziale scusante del Mastella, che è difficile leggere attentamente ben 280 pagine di documenti, ma con la stessa scusa - perché di questo si tratta - la cosiddetta “sinistra radicale” potrebbe facilmente vendicarsi su altri atti voluti dal Ras di Ceppaloni (o da
quello di Montenero di Bisaccia) inseriti nel programma anche con la contrarietà di Rc-Se, Pdci e Verdi (all’atto della compilazione del programma Sd era solo una corrente dei morenti, allora, DS), o sul «rafforzamento qualitativo e quantitativo del contingente italiano in Afghanistan e Kosovo» promesso dal ministro della Difesa - Arthur Parisi - al suo omologo yanqui - Robert Gates - senza naturalmente consultare il resto della compagine governativa (si veda al proposito “La Stampa” del medesimo giorno, pagina 13, articolo dell’inviato a Washington Maurizio Molinari). Nonostante le dichiarazioni affatto concilianti del ministro valdese Paolo Ferrero (Rc-Se) e dell’ex guardasigilli del primo governo D’Alema (1999) Oliviero
Diliberto (Pdci), il sultano campano sa benissimo che questi signori non andranno mai oltre le parole, «perché se cade il governo Prodi, in alternativa può essercene solo uno peggiore»: egli sa perfettamente di avere a che fare con parolai che non concretizzeranno mai le loro minacce, come dimostrato dal “pacchetto sicurezza” - voluto fortissimamente dai due novelli Giustizieri della notte - sul quale (a parte il ministro dei trasporti Alessandro Bianchi - quota Pdci - che ha votato a favore) si sono tutti astenuti in Consiglio dei ministri; tutta questa serie di episodi porta Don Mastella ad arrogarsi il diritto di fare come meglio preferisce, seguendo nei fatti il suo amico Senatore democristiano, ed ex presidente della Banca d’Italia,
Lamberto Dini, dichiarando nel contempo di essere fedele e leale al Mortadella.categoria:dibattiti, ingiustizia, potere alieno, penoso e straziante, repressione e censura, vertenze g-locali, gabinetti ministeriali, machiavellismi, cretinismo parlamentare, corruzione politica, il potere logora chi non ce lha, lotte e movimenti, firme dautore, brutalità poliziesche, scandali e complotti, buonismo demoncratico, fallimenti politici, teatrini politico-istituzionali









G8 del 2001, dopo il no della commissione Affari costituzionali della Camera a una commissione d'inchiesta sugli scontri e i pestaggi dei giorni del vertice degli 8 grandi. Veltroni afferma che per istituire la commissione c'è ancora tempo e aggiunge: «È importante per la nostra democrazia, che dalla verità dei fatti e dalla trasparenza delle istituzioni ha solo da guadagnare». «Cara Marta - scrive Veltroni - ieri, interpretando i sentimenti della tua città, hai detto che Genova sta vivendo la
commissione d'inchiesta sui fatti del G8 con profondissima delusione, come un'offesa, con il dolore che viene da ferite profonde che non si sono ancora rimarginate. Hai perfettamente ragione, e io da sindaco sento il bisogno di esprimere innanzitutto la mia solidarietà a te e, attraverso te, alla tua città, a tutti i genovesi. Nessuno di loro, nessuno di noi, può dimenticare quei giorni. Furono un incubo: scontri tra manifestanti e polizia, ragazzi picchiati, la città devastata da bande di black block. Luoghi di Genova strappati alla vostra serena consuetudine e consegnati alle cronache di tutto il mondo con immagini di violenza e purtroppo anche di morte, di una giovane vita spezzata: la scuola
Diaz, la caserma di Bolzaneto, piazza Alimonda e Carlo Giuliani. Sono passati sei anni, ma sono davvero ferite non ancora rimarginate». «Ferite private, dolorosamente personali, per le quali serviranno il tempo e la fatica di un percorso necessariamente individuale - prosegue Veltroni -. Ferite più ampie, pubbliche e collettive, per le quali non c'è che una cura: l'accertamento della verità, di tutta la verità su quanto accadde in quei giorni.
È questa l'unica strada, questo l'unico modo». «La magistratura sta portando avanti il suo lavoro, che come è giusto non può che essere incentrato su precisi episodi e su singole persone. La Commissione d'inchiesta - osserva ancora il leader del Pd - avrebbe dovuto, dovrebbe, fare altro: ricostruire i fatti, tutti, e chiarire le responsabilità, quelle che ci furono e quelle che vennero meno. Non dobbiamo avere paura dei fatti.
Nella storia di questo Paese per troppo tempo, e per troppe volte, la verità su alcune delle pagine più delicate e oscure della nostra vita pubblica non è mai arrivata, o è arrivata frammentata, distorta, opaca. Per confondere, non per chiarire. Per conservare, non per cambiare e crescere». «Oggi, anche su questo, dobbiamo voltare pagina - scandisce Veltroni -. Si può fare, ci sono le condizioni per farlo. La trasparenza, il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini è interesse di tutti»,
e Lenin. I comunisti italiani non solo mantengono i simboli e il nome di tale macabra ed omicida dottrina ma addirittura si recheranno in 'pellegrinaggio' alla piazza Rossa. Una vergogna e una menzogna senza precedenti, pari solo alle celebrazioni del Festival del Cinema di Veltroni tributata al macellaio Che Guevara". "Il principio di libertà di espressione - secondo il deputato centrista - deve prevedere gli stessi vincoli per il nazifascismo ma anche per il comunismo. La verità, almeno quella storica, non può ammettere eccezioni. E' inaccettabile una alleanza di governo con protagonisti adepti della setta sanguinaria comunista". Immediate le repliche dalla maggioranza e dall'opposizione.
Pino Sgobio, capogruppo del Pdci alla Camera, sottolinea: "Divieto di apologia del comunismo? Volontè si rilegga la storia della Repubblica Italiana e lì troverà la risposta sul ruolo che i comunisti hanno avuto in Italia. I comunisti hanno dato la vita per la Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo e per ripristinare la libertà in Italia". "Paragonare il comunismo al fascismo - prosegue Sgobio - significa misconoscere la stessa Carta Costituzionale, nata grazie al contributo di tutte le forze democratiche e antifasciste italiane, comunisti compresi. Il capogruppo dell'Udc si rilegga la storia. Rispetto alle alleanze di governo, inoltre, Volontè si guardi attorno: troverà accanto a sé non solo gli eredi ma anche i sostenitori convinti del fascismo, inviso e combattuto dalla stessa DC, suo partito d'origine politica". Il vicepresidente leghista del Senato
Roberto Calderoli rileva: "Seppur condivisibile è superflua o comunque tardiva la proposta dell'onorevole Volontè di istituire il divieto di apologia del comunismo: la XII norma transitoria finale della Costituzione dispone che 'E' vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista'. Ma fascismo e comunismo non solo altro che le due facce della stessa moneta ed è inverosimile che questa moneta, fuori corso in tutto il resto del mondo, lo sia restata ancora solo in Italia". "Ma come il Paese a suo tempo seppe attuare una resistenza contro il fascismo oggi la sta organizzando anche contro il comunismo. Resistere, resistere, resistere!", conclude Calderoli. Infine Gianfranco Rotondi, segretario della Democrazia Cristiana per le Autonomie, commenta le parole dell'esponente dell'Udc: "Non condivido l'iniziativa dell'amico Volonté: non esiste il comunismo, ma tanti partiti comunisti. Il comunismo italiano non ci ha negato la libertà, ma ce l'ha portata col sangue dei partigiani".
Draghi ha riscosso l’incauta approvazione di Rifondazione Comunista, allorché ha lamentato il basso livello dei salari italiani rispetto allo standard europeo. L’approvazione era incauta per due motivi.
I salari francesi stanno calando da anni in termini di potere d’acquisto reale, mentre lo Stato sociale francese viene smantellato, e proprio in questi giorni sono state poste le premesse perché ciò avvenga in tutta Europa.
gravandola di intermediazioni, sia per accedere all’indebitamento, che per poter pagare questi debiti accedendo all’emigrazione.
Giampaolo Pansa - si scorge però non solo la volontà di confondere le idee della popolazione, ma anche l’indizio di un